domenica 7 giugno 2026

Sogni.


Era l'ultimo fine settimana di marzo.

Era il 2006 e ci fu la ressa nelle concessionarie per vedere il nuovo meraviglioso modello che BMW lanciava sul mercato: la R1200GS Adventure.

Imponente, maestosa, equipaggiata con quanto di meglio tu potessi volere per lanciarti non in uno solo ma in almeno un paio di giri del mondo.

Acchiappata la lussuosa brochure di un ventina di pagine patinate (allora usava così ed era una vera sciccheria, da sfogliare cento e cento volte, da conservare con cura) restammo folgorati.

Non per la moto però; questa era bella che più non si poteva ma tutto ciò era nulla rispetto ai luoghi dove era stata immortalata e che ti rapivano la mente, lasciandoti stregato dal desiderio di attraversarli.

Da quelle pagine il Turkestan cinese ti si insinuava nella fantasia, magico ed irresistibile, con le sue valli aride e desolate, con sterminate distese desertiche (il Taklamakan narrato da Marco Polo), con sterrate avventurose tra i fianchi possenti ed incombenti, tra le vette e le morene del Pamir e del Karakorum. 

Nulla di più lontano, difficile, magnifico.

Arrivare fin lì, attraversare quelle vallate, affacciarti su quelle gole che ribollono di acque turbinose ed indomabili, mangiare con quelle genti, segnate dalle asprezze di quei luoghi, colme della saggezza di quelle silenziose altitudini.

Sfogliavi le pagine e sognavi. 

Quanti sogni; tanti davvero ne abbiamo attraversati, con mille di questi ci siamo cullati.

E poi, giusto 20 anni dopo, forse ci si arriverà davvero.

Molte sono ancora le difficoltà burocratiche: non è semplice attraversare la Cina, entrando via terra  con le nostre moto da un remoto e semisconosciuto passo tagiko; nemmeno semplice è poi proseguire lungo una sorta di imbuto naturale che ti porta a sud, a quasi 5000 metri, sulla sommità del Kunjerab Pass, al confine sino-pakistano.

Le stelle si stanno però allineando e forse questa, cari lettori, sarà proprio la tappa nel 2026.















giovedì 28 maggio 2026

In ricordo di Gamal Abdurakhmanov, detto Ali.

 



Per chi di meccanica non sa nulla, era un grande.

Ma chi di meccanica se ne intende davvero, lo riteneva un Mito.

Era il 2011 e noi lo conoscemmo solo così, etereo, incorporeo ma con  fama solida e concreta, propria di  un vero Mito; di lui ci parlò benissimo un ristoratore italiano, finito chissà come a Bishkek "...Ali è in grado di riparare ogni guasto, di capire cosa non va in una moto.."

Anche se non la conosceva quella moto, anche se non aveva nemmeno un pezzo di ricambio di quella moto, Ali venne così da noi "narrato" come Mito ad un tipo che, mille chilometri dopo Bishkek, incontrammo con il suo R100GS che, piantato in terza marcia, caracollava,  sempre e solo in terza marcia, in senso contrario al nostro. 

Noi verso il Pamir e lui verso Bishkek.

Aveva rotto la famigerata molla del rinvio del cambio di quel 100GS.

"...Arriva fin là, gli dicemmo, cerca il Ristorante di Barbaresi e digli di portarTi da Ali. Lui è un Mito e come tale agirà...".

Dalla strada verso il Pamir tornammo poi mesti mesti, respinti al confine tagiko, chiuso per le gravi sommosse contro i kirghizi.

Tornammo allora a Bishkek e Walter, mentre mangiavamo la sua favolosa carbonara, ci disse che il Mito si era superato. 

Era diventato un SuperMito.

Ciò era  documentato e dimostrato da una foto, dall'enorme cascata di ingranaggi del GS, lunga da qui a là, smontati e rimontati senza aver mai visto quel motore e quel cambio.

Senza avere l'estrattore di quel cambio.

La nostra ammirazione per Ali si rafforzò ma per noi rimase ancora incorporeo e nemmeno allora lo conoscemmo di persona.

Poi, 5 anni dopo, ritornammo a Bishkek con le nostre moto a brandelli e singhiozzanti ed incontrammo davvero il Mito.

Ci accolse nella sua officinetta di 3 metri x 4, lurida e piena di mille chincaglierie e, come d'incanto, sistemò ogni nostro problema.

Lo rivedemmo infine proprio la scorsa estate, eravamo di nuovo nella sua Bishkek e le nostre moto avevano ancora  bisogno di lui. 

Ci accolse con gioia nella dacia di periferia dove si era ritirato a divertirsi con qualche moto smontata e dove ricovero' subito la più disastrata delle nostre.

Qualche  birra insieme, due chiacchiere in russoinglesesacazzo, per farci spiegare come riuscisse a battere sulle ghiacciate piste di speedway, con la sua malandata moto da periferia del CCCP, i boriosi moscoviti con le moto scintillanti della nomenklatura.

Un abbraccio e "...ciao Ali ci vediamo ad agosto 2026, rimetti in forma le nostre bimbe...".

Poi più nulla; da Natale ai nostri messaggi solo silenzio.

Ed oggi ci dicono che è morto, nemmeno sappiamo come e perché.

Ciao Ali, vedrai che da fare ne trovi pure lassù.

Dimostrerai al Maestro come si ricompone l'Armonia di un motore

Le tue mani ed il Tuo ingegno vivranno per sempre in questa Armonia.

Un ultimo abbraccio affettuoso Ali.