Accadde nel gennaio del 2010.
Dusty Roads for children...
DUSTY ROADS Bislacca idea un giro del mondo in moto con ritorno quandochissà! Un viaggio sbocconcellato a morsi strappati al tran tran di ogni anno Con moto vecchiotte; viandanti in cerca di condivisione ed accoglienza Pamir, Mongolia, Mar di Bering il Fuji ed ora Ararat. Tappe annuali dove fermare le moto. Mondi dove portare un piccolo aiuto a bambini in difficoltà. Un ringraziamento ai popoli che ci ospitano. Una traccia che si aggiunga a quelle delle moto. Lungo le strade e nei nostri cuori.
venerdì 14 agosto 2026
Hotel a 5 stelle sul lago Attabad.
Accadde nel gennaio del 2010.
A casa di Hasil Shah
Hasil era nato a Shimshall che, insediamento più a nord della già settentrionale valle dell'Hunza, è da sempre la culla dei più forti scalatori pakistani.
Etnia whaki, come del resto tutti qui a Shimshall, discendenti da popolazioni anticamente arrivate dalla Whakan Valley, fertile valle a cavallo di Tajkizstan, Afghanistan e Cina.
Aveva un sogno Hasil, quello di conquistare il K2 che da casa sua poteva vedere nelle giornate più limpide.
Nel 1998 giunse in vetta al K2, in puro stile alpino, attrezzatura al minimo (...e chi aveva i soldi per comprare più di quanto avevo addosso?..) ed ovviamente senza ossigeno.
Aveva 25 anni Hasil e resta tutt'ora il più giovane ad aver scalato la seconda cima più alta al mondo.
Ci ha accolti nella sua semplice Guest House e la mattina ci ha personalmente preparato e servito la colazione nella saletta che è il "tempio" della sua carriera.
Alle pareti moltissime fotografie e ritagli di giornali sulle sue imprese, immortalato con autorità e primi ministri.
Ci ha parlato delle sue sfide, abbiamo commentato la recente tragedia sul Broad Peak.
Misurato e tranquillo, con concetti puri ed essenziali.
Ci è parso un uomo in pace con sé stesso, pago e non schiavo delle sue conquiste e del suo ruolo.
Un dud-chai nell'oasi di Mulungutti
giovedì 13 agosto 2026
La strada per Shimshall: scemo più scemo.
Ne abbiamo già parlato per la tappa dell'Abano Pass in Georgia.
C'è qualcosa di intrigante nelle cose che fan paura.
Certo, incutono terrore ma, nel contempo, provocano una fortissima adrenalina che può stimolare qualcuno ad affrontarle.
Non capita a tutti ma pare documentato con certezza che ai più scemi capiti più frequentemente.
Se poi a qualche soggetto capita due volte, allora è di pubblico dominio, di pacifica ed unanime conoscenza: quello è scemo al cubo.
Questo pensi mentre ti arrampichi, le mani ben strette al manubrio, sulla strada per Shimshall, primo giorno interamente in Gilgit Baltistan.
Niente riposo (ed invece ne avremmo bisogno), niente mollezze e contemplazioni dalle terrazze e prati del nostro alloggio (e sarebbero invece consigliatissime, visto che si affaccia sui Passu Cones).
Si va a Shimshall, 56 chilometri da percorrere, si dice, in 4 o 5 ore.
Andata.
Poi c'è il ritorno.
Che, con un barlume di buon senso scovato chissà dove, è già stato programmato per la mattina dopo.
La sterrata è davvero impegnativa ma il peggio è che è stata scavata lungo i fianchi di un canyon impressionante, entro il quale sorte impetuoso il fiume Shimshall.
A volte così basso dall'essere solo 5 centimetri sotto di te, a volte invece 100 o 200 metri sotto di te, che procedi sballonzolando sul percorso roccioso.
Ovviamente senza alcun parapetto.
La cosa fa veramente impressione ed è lì che inizi il rosario di ....scemo scemo scemo, cazzo di idea ti è venuta di venire fin qui?
Sono ore di tensione continua, anche se il panorama è, insieme, terrificante e bellissimo, di una crudezza assoluta.
In certi punti la parete strapiombante di roccia è stata scavata giusto per l'incavo di 2 metri di larghezza e 3 di altezza, sufficiente a fare passare un'auto ma pure un camioncino.
Se ve lo state chiedendo, non avete capito bene di che si tratta e, ad ogni modo, no non c'è doppio senso di marcia; se si incrocia qualcuno che proviene in senso opposto, uno dei due deve fare la retro.
Noi, in moto, abbiamo zampettato all'indietro.
Passu Cones
Non è come si pensava.
Arriviamo al check-point di Sost che già il sole inizia ritirarsi in un alcune zone della stretta valle; sopra le cime sfavilla ancora ma qui sotto qualche pennellata scura lambisce i bordi della strada.
Dai pochi mezzi incrociati, che fossero motorini (qui c'è ne sono a milioni), auto o camion, ci sono giunti sempre segnali di saluto.
Lampeggi, colpi di clacson ma soprattutto mani e braccia che escono dai finestrini per salutarti, quasi abbracciarti.
Arrivi in dogana e ti saluti, ormai affratellati dalle lunghe attese in mano cinese. con i pakistani dei pullmann incrociati già di buon mattino a Tashkurgan.
Qui la cosa non è breve ma nemmeno troppo lunga e, peraltro, c'è pure la compilazione di quanto necessario per il Carnet de Passage (documento di natura doganale/fiscale richiesto, in relazione al mezzo con cui si entra via terra, in almeno metà del mondo, specie da quegli stati dell'ex impero inglese).
Qui gli ambienti sono molto più modesti di quelli cinesi ma cambia pure l'atteggiamento degli addetti; ci stringono le mani, sorridono, ci danno il benvenuto in Pakistan (per la verità i più ci dicono..,benvenuti in Gilgit Baltistan..), alcuni chiedono una foto insieme.
E poi c'è l'inglese.
Nei cartelli dei diversi uffici, nei moduli da compilare, nelle parole di chi si rivolge a te.
La nostra padronanza della lingua d'Albione è quasi pari allo zero ma c'è almeno una certa familiarità, capisci quantomeno di che caspita si sta discutendo, se di caratteristiche della moto oppure delle tue generalità.
Se ci avessero poi chiesto ...the cat is on the table... avremmo potuto rispondere con sicura scioltezza.
Insomma, tutto sommato, non ci siamo sentiti sulla Luna.
lunedì 10 agosto 2026
Primi chilometri in Gilgit Baltistan
Ecco, ora siamo davvero entrati in Pakistan.
Mentre le ruote delle moto scricchiolano sulla sterrata che si stende avanti a noi, inizi a pensare che non si tratta più di ipotesi o contro ipotesi, tutte da verificare.
La controprova sarà concretamente qui ed ora; vedremo subito quale sarà la più azzeccata tra le tante dotte analisi socio-geopolitiche lette nei mesi passati e quanto invece ci raccontano i pochi filmati di chi è passato proprio di qui in moto.
Avremo problemi nei rapporti con le autorità e con le persone?
Mentre rifletti su tutto ciò, la strada scende con decisa pendenza la valle; questa è sì stretta ma non è questo che ti dà l'impressione di essere un granellino di sabbia, una minuscola entità in un quadro di una possenza mai vista.
Sono le montagne ad essere come mai le si è viste.
I fianchi che percorri si impennano subito violentemente, con stacchi netti di mille o duemila metri; al culmine di tutte queste rasoiate, vedi poi mille creste aguzze ed ardite.
Subito dietro, quasi incollate, addossate come persone che si accalcano forsennate per un evento super gettonato, cime e cime che si avvicendano altissime, coperte di neve od ingombre di nubi.
Davanti a queste mille vette hai una sensazione nuova rispetto a quella delle nostre Dolomiti e di ogni altro complesso montuoso europeo, dove l'occhio, nonostante tu sia al cospetto di colossi, ha comunque una prospettiva orizzontale.
Qui nel Gilgit Baltistan la prospettiva è invece tutta verticale, del tutto verticale.
Percorriamo così circa 90 chilometri ed arriviamo finalmente al posto di frontiera vero e proprio, il check-point di Sost.
E di questo vi racconteremo poi.






































