Dusty Roads for children...
DUSTY ROADS Bislacca idea un giro del mondo in moto con ritorno quandochissà! Un viaggio sbocconcellato a morsi strappati al tran tran di ogni anno Con moto vecchiotte; viandanti in cerca di condivisione ed accoglienza Pamir, Mongolia, Mar di Bering il Fuji ed ora Ararat. Tappe annuali dove fermare le moto. Mondi dove portare un piccolo aiuto a bambini in difficoltà. Un ringraziamento ai popoli che ci ospitano. Una traccia che si aggiunga a quelle delle moto. Lungo le strade e nei nostri cuori.
venerdì 31 luglio 2026
Un benvenuto multicolore.
E dopo la fitta pioggia, la sera si chiude con uno splendido arcobaleno.
Rifornimenti ad alta quota.
La pioggia scende decisa e molto fitta.
Pamir!
Ci arrivi verso sera.
Fermo di Polizia!
La cavalcata da Bishkek verso Osh è stata convulsa ed infuocata; mezza mattina è stata peraltro persa per noie al Transalp, poi fortunatamente risolte.
Il pomeriggio procedeva così, stancamente, tra abbiocchi, continui sobbalzi e colonne di camion da superare in infinita successione.
Superata un'altura la strada si srotola sotto di noi, aprendosi sulla valle e sulla provincia di Jalalabad; allunghi un po' le marce ma sei certo di essere nei limiti.
Ed invece lo stop è perentorio e deciso; il poliziotto ci punta minaccioso con il corto bastone luminoso che qui usano per le segnalazioni.
Cazzo cazzo cazzo adesso multe e rompimento di coglioni.
Il tizio avanza deciso verso di noi, avrà 40 anni ed è in sovrappeso di circa 40 chili, la candida camicia gronda di mostrine e stelle.
Sicuramente un boss.
Ti immagini già la ramanzina ed invece ci rivolge la domanda di rito...da dove venite...?
Ah...Italia ...Toto Cotugno...Celentano è il seguito che qui ti senti sempre rivolgere.
Quasi ci abbraccia e poi esige una foto di gruppo.
Stasera mangerà ancora più di gusto, raccontando l'esotico incontro ed esibendo prova fotografica.
martedì 28 luglio 2026
Notti agitate e docce rigeneranti.
L'acqua scende copiosa e rimani lì, con il getto sulla nuca che ti massaggia e ti scioglie la tensione.
La giornata che precede questa in arrivo non è stata delle migliori; la notte ancora peggio.
Si arriva all'alba, si recuperano le moto dalla cantina dove hanno dormito un anno, le vedi, inizi a rianimarle e, forse è inevitabile, ti prende lo sconforto.
Sono segnate, impolverate, incrostate dal fango della tratta finale nelle vallate dello scorso anno; i guasti malrimediati negli anni, affiorano e minacciano.
Le guardi e ti guardi; forse non sei nemmeno di buon umore ma la domanda ti viene spontanea ...ma riusciranno a farcela ... e tu come sei messo ... con l'ultimo mese convulso di preparativi, visti che non arrivano, persone che speri rispondano, persone che hanno risposto e verso le quali ti senti responsabile?
Non è angoscia ma quasi; la notte poi aggiunge una veglia agitata, dove tutte le sfighe sembrano concretizzarsi.
La giornata inizia presto e termina tardissimo, termina bene però, con le moto che miracolosamente paiono sistemate.
Ci attende un tragitto tostissimo e, peraltro, per la prima volta abbiamo cogenti appuntamenti da rispettare: al 3 agosto confine cinese, al 5 agosto confine pakistano.
La doccia scorre ancora e le gocce copiose hanno effetto benefico sulla pelle e sull'animo, rimuovono polvere, sudore, stanchezza e paure
Domani partiamo.
domenica 7 giugno 2026
Sogni.
Era l'ultimo fine settimana di marzo.
Era il 2006 e ci fu la ressa nelle concessionarie per vedere il nuovo meraviglioso modello che BMW lanciava sul mercato: la R1200GS Adventure.
Imponente, maestosa, equipaggiata con quanto di meglio tu potessi volere per lanciarti non in uno solo ma in almeno un paio di giri del mondo.
Acchiappata la lussuosa brochure di un ventina di pagine patinate (allora usava così ed era una vera sciccheria, da sfogliare cento e cento volte, da conservare con cura) restammo folgorati.
Non per la moto però; questa era bella che più non si poteva ma tutto ciò era nulla rispetto ai luoghi dove era stata immortalata e che ti rapivano la mente, lasciandoti stregato dal desiderio di attraversarli.
Da quelle pagine il Turkestan cinese ti si insinuava nella fantasia, magico ed irresistibile, con le sue valli aride e desolate, con sterminate distese desertiche (il Taklamakan narrato da Marco Polo), con sterrate avventurose tra i fianchi possenti ed incombenti, tra le vette e le morene del Pamir e del Karakorum.
Nulla di più lontano, difficile, magnifico.
Arrivare fin lì, attraversare quelle vallate, affacciarti su quelle gole che ribollono di acque turbinose ed indomabili, mangiare con quelle genti, segnate dalle asprezze di quei luoghi, colme della saggezza di quelle silenziose altitudini.
Sfogliavi le pagine e sognavi.
Quanti sogni; tanti davvero ne abbiamo attraversati, con mille di questi ci siamo cullati.
E poi, giusto 20 anni dopo, forse ci si arriverà davvero.
Molte sono ancora le difficoltà burocratiche: non è semplice attraversare la Cina, entrando via terra con le nostre moto da un remoto e semisconosciuto passo tagiko; nemmeno semplice è poi proseguire lungo una sorta di imbuto naturale che ti porta a sud, a quasi 5000 metri, sulla sommità del Kunjerab Pass, al confine sino-pakistano.
Le stelle si stanno però allineando e forse questa, cari lettori, sarà proprio la tappa nel 2026.




























