lunedì 24 agosto 2026

Skardu Morr




In Gilgit Baltistan si parlano varie lingue: whaki, pastun, balti, urdu e via discorrendo.
In urdu, che è la lingua più diffusa, con Morr si indica la svolta e, quindi, Skardu Morr altro non è che il punto sulla Karakorum Highway ove, scendendo da Gilgit e giunti nei pressi di Jaglot, c'è sulla sinistra il bivio per Skardu.
La statua di uno stambecco la contraddistingue da sempre e questo è uno dei punti più noti e fotografati della N35.
Ci pare davvero strano esserci concretamente, attraversarne lo snodo asfaltato dopo averlo visto in tanti filmati e foto, dopo averlo appuntato in "note" sul cellulare.
È un luogo magico.
Qui vicino l'Hunza si getta nell'Indo.
Qui, dopo pochi chilometri, mettiamo in posa la vanitosa  Vecchia Bastarda e la fotografiamo con nientemeno che con il Nanga Parbat sullo sfondo.
Quando mai ci ricapiterà?




 

giovedì 20 agosto 2026

K2 km 235.







Tita arrivo' davanti a quell'arco e spense la moto.
Il metallo del motore ticchettava raffreddandosi e, nel mentre,  intorno a lui il vento spirava forte, modellando le dune con suoni misteriosi ed affascinanti.
La sabbia era fredda ma solo perché era agosto che, d'inverno, sarebbe stata gelida.
Valle di Shigar, nota anche come "Cold Desert".
Il cartello diceva ...welcome in the land of K2...
Il K2 era proprio lì davanti, appena dopo i 200 chilometri che, ancora oggi, da Askole sino alle prime lingue di ghiaccio dell'immenso Baltoro, si percorrono solo a piedi, affiancati a cammelli ed asini che ondeggiano procedendo in quel mare di deserto in alta quota, carichi di bagagli ed attrezzature.
Da lontano, la grande montagna lo scruta accigliata e poi, d'un tratto si ricorda di lui e dice:
-Ciao Tita, finalmente sei arrivato, ti aspettavo da quando eri un ragazzo e leggevi dell'avventura italiana nel 1954, di Compagnoni e Lacedelli che conquistarono la mia vetta, mentre Walter Bonatti ebbe le ingiuste critiche del Capo, di Ardito Desio. 
-Ciao K2, scusa se ti dirò banalità ma sono molto emozionato. Forse sono anche un po' stanco, sono giorni che siamo in sella ma sono sicuro che il groppo che ho in gola sia per il saperti appena dietro questo velo di sabbia e foschia che si solleva dalle dune.
-Ti ho visto, sai, davanti alla tomba di Bonatti, anni fa' in quel cimiterino a Portovenere, a picco di fronte al mare ed al sole. Cosa gli dicevi?
-Oh...cose tra noi...poche ma pure tante...che non avevo il suo coraggio e neppure i suoi silenzi ma che pure io, almeno un po', volevo come lui arrivare avanti a Te. Che ci guardi e sorridi del nulla che siamo, del nostro non saper godere appieno del sole e del vento, delle tante sciocchezze che ci offuscano il cuore e gli occhi. 
-Ormai penso che non imparerete mai.
-Hai ragione ma lasciami dire che, almeno ora, almeno per poco, capisco cosa vuoi tentare di insegnarci.
Il vento soffio' più forte e le parole tra loro, quelle dette ma pure quelle non dette, si sollevarono su quell'immensa morena, veleggiando per un po', simili alle piccole e coraggiose gru che dalle steppe degli Altai ogni anno, proprio qui, valicano l'invalicabile per svernare nelle fertili pianure dell'Indo.
Le parole poi si dispersero in frammenti, prese da vortici che fecero superare ad alcune le creste più alte, mentre altre caddero nella neve e nei torrenti che tutto frantumavano.
Anche i macigni più possenti divennero rocce, poi sassi, poi ghiaia, poi sabbia.
Il limo portato dall'acqua si mischio' ad altre sostanze vitali e le portò con sé a valle.
Da parole, sabbia e limo nacque poi nuova vita.










  
 

Una cena molto indigesta.


Avremmo preferito il buio completo.

Avremmo preferito quello, piuttosto che una luce offertaci in quel modo.  

Lo sappiamo, certo lo sappiamo, ogni luogo ogni gente ha la propria cultura e le proprie tradizioni.

Ma dopo tanta gioia pomeridiana,  mischiati insieme senza distinzioni di genere, la sera e la cena ci sono state molto indigeste, con quel brusco e durissimo ribadire i ruoli precostituiti.

La vita ed il mondo offrono questi contrasti.

Ma per noi

e per Lei

e per Loro

sarebbe davvero giusto e bellissimo non ci fossero più.



Ghotolti: gioia purissima








A Ghotolti abbiamo destinato il nostro aiuto per il 2026 e ci siamo arrivati a metà pomeriggio, curiosi di conoscere questo piccolo paese dell'Hindu Kush posto ai piedi dell'immenso ghiacciaio  Chiantar, paesello di cui ci aveva parlato incantato l'amico Tarcisio.
Proprio qui, lui ed amici hanno edificato il CCC, il Cristina Castagna Center, dedicato alla fortissima, appassionata e sfortunata scalatrice vicentina, morta dopo aver conquistato il Broad Peak.
È stato un pomeriggio magnifico.
Intorno a noi decine di bimbi felici di vederci, felici di camminare, giocare, cantare e ballare.
 Con noi e per noi.
Grazie Cristina di averceli fatti incontrare!

 

mercoledì 19 agosto 2026

Sgradito bis a Shandur Pass



La Vecchia Bastarda era nata per fare turismo veloce su levigati e sinuosi percorsi asfaltati; dal 2008 in poi un ingrato ma non per questo meno affascinante  destino l'ha poi ficcata in stradacce infami, dalla Patagonia, all'Iran all'Asia.

Era il 2017 e, in piena e desolata Mongolia occidentale, la V.B. decise di dire basta alle mille angherie.

Di colpo si ruppe la vite di fissaggio tra forcellone ed ammortizzatore posteriore.

Quest'anno il bis.

Ora come allora, la cosa viene risolta da un trasporto di fortuna ed un bravo fabbro.

Erano le 17.30 e fino a quell'ora ci aveva deliziato il meraviglioso panorama della strada (un unico e durissimo cantiere) da Gupis a Shandur Pass, con splendide vedute sull'Hindu Kush, torrenti e laghi cristallini, pascoli teneri e verdissimi.



















Pappe buone.





Solo per dirVi che qui nel Gilgit Baltistan non rischiate il digiuno.

Che sia un tea preso per strada con squisita e casalinga marmellata di albicocche, una fresca anguria, uno spuntino veloce durante il viaggio od una cena come si deve in casa privata o ristorante, troverete sempre piatti vari, ben preparati e gustosi.

Accompagna il tutto il delizioso chapati, il pane pakistano, non lievitato, un po' simile alla nostra piadina ma più corposo.

Il tono generale è però sempre piccante/speziato oppure di più....

 

Ghizer Valley







 



Di buon mattino partiamo da Karimabad per arrivare a Gupis, nella valle del fiume Ghizer, le cui acque, nel giro di circa 30 km, finiscono poi nell'imponente Hunza che a sua volta finisce subito dopo nel maestoso Indo.
A parte qualche posto di blocco ed innumerevoli cantieri stradali enormemente dissestati, il viaggio è tranquillo e la sera dormiamo già al fresco a Gupis, ad oltre 2000 MT