lunedì 10 agosto 2026

Primi chilometri in Gilgit Baltistan







Ecco, ora siamo davvero entrati in Pakistan.

Mentre le ruote delle moto scricchiolano sulla sterrata che si stende avanti a noi, inizi a pensare che non si tratta più di ipotesi o contro ipotesi, tutte da verificare.

La controprova sarà concretamente qui ed ora; vedremo subito quale sarà la più azzeccata tra le tante dotte  analisi socio-geopolitiche lette nei mesi passati e quanto invece ci raccontano i pochi filmati di chi è passato proprio di qui in moto. 

Avremo problemi nei rapporti con le autorità e con le persone?

Mentre rifletti su tutto ciò, la strada scende con decisa pendenza la valle; questa è sì stretta ma non è questo che ti dà l'impressione di essere un granellino di sabbia, una minuscola entità in un quadro di una possenza mai vista.

Sono le montagne ad essere come mai le si è viste.

I fianchi che percorri si impennano subito violentemente, con stacchi netti di mille o duemila metri; al culmine di tutte queste rasoiate, vedi poi mille  creste aguzze ed ardite.

Subito dietro, quasi incollate, addossate come persone che si accalcano forsennate, cime e cime che si avvicendano altissime, coperte di neve od ingombre di nubi.

Al cospetto di queste mille vette hai una sensazione nuova rispetto a quella delle nostre Dolomiti e di ogni altro complesso montuoso europeo, dove l'occhio, nonostante tu sia al cospetto di colossi, ha comunque una prospettiva orizzontale.

Qui nel Gilgit Baltistan la prospettiva è invece tutta verticale, del tutto verticale.

Percorriamo così circa 90 chilometri ed arriviamo finalmente al posto di frontiera vero e proprio, il check-point di Sost.

E di questo vi racconteremo poi.




 

sabato 8 agosto 2026

Kunjerab Pass, lo spartiacque del Grande Gioco







Questo passo è un luogo complicato.
Già sull'altitudine ci sono contrasti: si era sempre detto 4.693 metri ed ora, invece, arrivano i cinesi che dicono 4.733 metri.
Mah....magari hanno solo messo una zeppa di 40 cm sotto il cartello.
Indiscusso, però, il fatto che sia il posto di confine carrozzabile asfaltato più alto al mondo.
Resta pure indiscusso  che questo luogo sia il simbolo del contrasto tra la Russia degli Zar e la Corona Britannica, che segno' l'Asia Centrale per tutto l'800. 
Posta in gioco l'India Britannica o, ad ogni modo, il controllo di materie prime, commerci, sbocchi al mare di quell'enorme area che dalle vette del Pamir e del Karakorum scendeva giù giù per fiorenti khanati, ricche miniere, foreste lussureggianti e fertili vallate fino a lambire l'Oceano Indiano.
Ciascuno dei due Imperi controllava l'altro, ne contrastava l'espansione, ne minacciava i posizionamenti, ne carpiva i temporanei alleati, tra tutti questi, in special modo l'Afghanistan.
I ribaltamenti di alleanze erano all'ordine del giorno, procurati da paludati emissari, trionfi ufficiali ma soprattutto da abilissime spie che percorrevano con grandissimo coraggio questi luoghi inesplorati, segnati da scarsa antropizzazione e grandi geli.
Già il gelo!
Ne siamo testimoni noi, colti all'improvviso, dopo gli ultimi tornanti assolati, da una bufera di neve gelata che picchia violenta su caschi e visiere.
Non ci fermiamo però.
Ancora qualche tornante, un breve controllo e dalla terra degli Zar, dei Soviet, delle odierne nazioni Stan, buchiamo questo fondamentale diaframma geopolitico ed entriamo nell'area indopakistana.
Azz.....

Le regole del gioco


Il cartello cinese indica che dal Kulma Pass ci sono, verso nord, 251 km a Kashgar, oppure 193 km se vuoi raggiungere, dirigendoti a sud, la frontiera sino-pakistana del Kunjerab Pass.
Il cartello non lo indica ma sai che alle pendici del passo, percorsi circa 60 km, c'è la città di Tashkurgan dove, ordine dell'autorità, dobbiamo alloggiare 2 notti prima di percorrere i circa 130 km per arrivare  in Pakistan.
Questo che segue è stato il ns iter.
Al Kulma Pass circa 4 ore per le procedure doganali, addirittura con passaggio in apposito capannone che setaccia, con un carro ponte a raggi X, le moto ed i bagagli.
Poi 60 km percorsi tra due ali di fitto filo spinato e sotto costante controllo di telecamere.
Si arriva a Tashkurgan ma prima di uscire dal filo spinato altre 2 ore di controlli.
Usciti troviamo finalmente l'agenzia che ci accompagna nell'albergo dove stramazziamo.
Il giorno successivo lo dedichiamo alle moto ma quel po' di turismo lo spendiamo sotto il controllo di telecamere e, per qualsiasi acquisto, dobbiamo usare il wallet elettronico indicatoci dal governo.
Che non può essere tenuto all'oscuro di quanta carta igienica compri.
Il giorno dopo si parte da Tashkurgan solo per arrivare al posto di blocco della città ove abbiamo altre 4 ore di identici controlli con procedure identiche a quella del Kulma Pass.
Nel mezzo facciamo benzina con ingresso al distributore regolato da sbarra, la cui apertura avviene digitando un pannello scanner con riconoscimento facciale; la struttura è tutta cintata e la recinzione ha filo spinato sulla sommità.
Ne usciamo stremati per poi partire verso il Kunjerab Pass; i magnifici paesaggi ti fanno mettere in secondo piano il fastidio delle telecamere su tutta (tutta!) la tratta.
Si arriva al passo e, inaspettatamente, ce la caviamo in meno di un ora.
In questi 3 brutti giorni, gli addetti ai controlli sono sempre stati molto gentili; la rigidità del ruolo in divisa non riusciva a comprimere l'umana curiosità verso di noi e la voglia di aiutarci.
Ma che regole...
L'aria frizzante  dei primi chilometri nel Gilgit Baltistan entra nei tuoi polmoni.
Ti pare di respirare meglio, di sentirti più libero.




Mandarini e marmellate di maroni.








Partiti da Murgab alle prime luci dell'alba, percorsi puntualmente nelle previste 4 ore i 90  km desertici, è con grandissima emozione che vedi apparire avanti a te la struttura a pagoda della Dogana cinese del Kulma Pass.
L'hai vista molte volte da StreetView mentre si costruivano a tavolino le tante ipotesi di percorso.
Ora però è concretamente davanti a noi, con la sua massa, volutamente possente, nel nulla dei 4.600 metri del passo.
Davanti a noi sfavillano la vetta ed il ghiacciaio del Muztaga.
L'emozione cancella in un attimo la stanchezza, irrompe la felicità e pure l'orgoglio.
Stiamo entrando via terra in Cina.
Con le nostre moto da quattro soldi, partiti dall'Italia senza alcuna copertura organizzativa e, quindi, con milioni di dubbi.
Ed invece ci siamo arrivati.
Ti immagini tutto bellissimo: sarai accolto dall'agenzia cinese delle pratiche dei mezzi e poi, superati velocemente i controlli, entri alla scoperta di questo territorio, lo Xinjang, terra di uiguri, i cinesi convertito all'Islam che qui videro passare per millenni le carovane della via della seta.
Ed invece ci attende solo una enorme, snervante e deludente ROTTURA DI C....

Nota informativa

Ci scusiamo, cari lettori, se solo ora torniamo ad aggiornarvi.
Siamo stati impediti da motivi di forza maggiore.
Nei 3 giorni in Cina l'accesso ad internet ci è stato impossibile; tra differenze tecniche e censura, riteniamo più probabile la seconda ipotesi.
Nei primi due giorni in Pakistan, invece, internet era troppo disturbato dalle altissime vette e dalle profonde vallate del Gilgit Baltistan. 

mercoledì 5 agosto 2026

Il deserto dei Ta...giki




Il Tenente Drogo non avrebbe gradito.

Quella non era una degna Fortezza da dove scrutare l'enigmatico deserto ed il proprio animo inquieto

Quella era solo una casupola, calcinata da sole. Era dipinta di verde azzurro per dare un po' di tono ma, immersa nel nulla, quel tentativo era subito vano.

Era l'emblema di una desolata desolazione; eppure era lì che erano stati assegnati e li dovevano rimanere.

I tre militari dello sperduto e desertico posto di confine tagiko, scrutano distrattamente e svogliatamente i nostri passaporti.

Ce ne andiamo subito e loro, con il mitra in mano, rimangono nell'apatia in cui li abbiano trovati.

Per loro la giornata sarà più dura della nostra, messi comunque a durissima prova dalle asfissianti e cervellotiche regole doganali del Celeste Impero.

 

domenica 2 agosto 2026

Kulma Pass. Chitai


 

Il cartello è di un cromatismo essenziale e meraviglioso; toni vari di bianco, azzurro, blu e grigio.
Il tutto combinato in modo unico da anni, sole, gelo e tempeste di sabbia.
Un cartello con una storia addosso.
Un cartello che non trovi al primo incrocio.
Anche le indicazioni sono chiare.
Dritti si va ad Osh.
A destra Kulma, 90 km.
Domani prendiamo la destra e si và in Cina.
In Chitai, come la chiamano qui.