giovedì 20 agosto 2026

K2 km 235.



 

Una cena molto indigesta.


Avremmo preferito il buio completo.

Avremmo preferito quello, piuttosto che una luce offertaci in quel modo.  

Lo sappiamo, certo lo sappiamo, ogni luogo ogni gente ha la propria cultura e le proprie tradizioni.

Ma dopo tanta gioia pomeridiana,  mischiati insieme senza distinzioni di genere, la sera e la cena ci sono state molto indigeste, con quel brusco e durissimo ribadire i ruoli precostituiti.

La vita ed il mondo offrono questi contrasti.

Ma per noi

e per Lei

e per Loro

sarebbe davvero giusto e bellissimo non ci fossero più.



Ghotolti: gioia purissima








A Ghotolti abbiamo destinato il nostro aiuto per il 2026 e ci siamo arrivati curiosi di conoscere questo piccolo paese dell'Hindu Kush posto ai piedi dell'immenso ghiacciaio  Chiantar, paese di cui ci aveva parlato incantato l'amico Tarcisio.
Proprio qui, lui ed amici hanno edificato il CCC, il Cristina Castagna Center, dedicato alla fortissima, appassionata e sfortunata scalatrice vicentina, morta dopo aver conquistato il Broad Peak.
È stato un pomeriggio magnifico.
Intorno a noi decine di bimbi felici di vederci, felici di camminare, giocare, cantare, ballare con noi e per noi.
Grazie Cristina di averceli fatti incontrare!

 

mercoledì 19 agosto 2026

Sgradito bis a Shandur Pass



La Vecchia Bastarda era nata per fare turismo veloce su levigati e sinuosi percorsi asfaltati; un ingrato ma non per questo meno affascinante  destino l'ha poi ficcata in stradacce infami dal 2008 in poi, dalla Patagonia, all'Iran all'Asia.

Era il 2017 e, in piena e desolata Mongolia occidentale, la V.B. decise di dire basta alle mille angherie.

Di colpo si ruppe la vite di fissaggio tra forcellone ed ammortizzatore posteriore.

Quest'anno il bis.

Ora come allora, la cosa viene risolta da un trasporto di fortuna ed un bravo fabbro.

Erano le 17.30 e fino a quell'ora ci aveva deliziato il meraviglioso panorama della strada (un unico e durissimo cantiere) da Gupis a Shandur Pass, con splendide vedute sull'Hindu Kush, torrenti e laghi cristallini, pascoli teneri e verdissimi.



















Pappe buone.





Solo per dirVi che qui nel Gilgit Baltistan non rischiate il digiuno.

Che sia un tea preso per strada con squisita e casalinga marmellata di albicocche, una fresca anguria, uno spuntino veloce durante il viaggio od una cena come si deve in casa privata o ristorante, troverete sempre piatti vari, ben preparati e gustosi.

Accompagna il tutto il delizioso chapati, il pane pakistano, non lievitato, un po' simile alla nostra poadina ma più corposo.

Il tono generale è però sempre piccante/speziato oppure di più....

 

Ghizer Valley







 



Di buon mattino partiamo da Karimabad per arrivare a Gupis, nella valle del fiume Ghizer, le cui acque, nel giro di circa 30 km, finiscono poi nell'imponente Hunza che a sua volta finisce subito dopo nel maestoso Indo.
A parte qualche posto di blocco ed innumerevoli cantieri stradali enormemente dissestati, il viaggio è tranquillo e la sera dormiamo già al fresco a Gupis, ad oltre 2000 MT




martedì 18 agosto 2026

Karim al Hussaini. L'Aga Khan IV° ed il Forte Baltit




 







Quando si era piccoli, metà anni '60, in casa arrivava ogni giorno il Corriere della Sera.
Poi, con la molto sobria frequenza di una decina all'anno, iniziò pure ad arrivare qualche rivista; le prendeva ogni tanto la mamma, in copertina c'era scritto "Gente" oppure "Oggi" ed intrigavano, che il bianconero del Corriere veniva un po' a noia, per la presenza di fotografie a colori.
Gli argomenti erano di cronaca leggera e, su tutti, primeggiavano i resoconti di come si divertivano i ricconi del bel mondo.
Tra i vari attori americani, re europei od esotici, magnati della finanza, due erano di gran lunga in più gettonati 
Il primo era l'avvocato (mai stato tale in realtà) Gianni Agnelli.
L'altro era l'Aga Khan Karim, potentissimo regnante senza regno, dalla ricchezza spropositata, per nascita Principe ed Imam, quindi capo assoluto, di tutti i mussulmani ismailiti.
I due si rincorrevano nel jet set tra New York, la Costa  Azzurra, St. Moritz o la nascente Costa Smeralda.
Brillanti e belli, circondati da splendide mogli e da ancor più belle ...affettuose amicizie.
A me affascinava da matti il secondo, di cui si favoleggiava che ogni anno i fedeli sudditi si dessero da fare a riempire d'oro un piatto di una grande bilancia, per pareggiare l'altro, su cui era stato messo a sedere proprio lui, l'Aga Khan.
Io, bambino, sorridevo nel pensarlo seduto, certo con qualche principesco imbarazzo, a cavalcioni su di un piatto della bilancia.
Pensavo poi che se, maliziosamente, la sera prima avesse mangiato un po' di più, magari ci sarebbe stato un aumento del succitato principesco imbarazzo, compensato però da qualche mai inutile manciata di lingottini in sovrappiù, aggiunta a generose badilate dai bravi e volonterosi fedeli.
Dove caspita abitassero gli ismailiti certo non lo sapevo e, a dir la verità, nemmeno me lo chiedevo; li lasciavo quindi da soli al duro compito di raccogliere l'oro per l'impegnativa pesata dell'anno successivo.
Nel tempo, poi, appresi che gli ismailiti vivevano per lo più nelle altissime e bellissime valli dell'Asia Centrale e che la loro fede era più aperta di altre verso donne e stranieri.
Questo accrebbe l'istintiva simpatia per l'Aga Khan che, nel frattempo, si segnalava sempre abbastanza impegnato tra tornei di golf o tennis, vele d'altura, coppe di champagne e belle donne.
Poi, circa 10 anni fa, iniziando a viaggiare in Asia Centrale, capimmo che era invece lui a  riempire d'oro il piatto della bilancia, a vantaggio non suo ma dei suoi fedeli.
Certo, secoli e secoli prima i suoi avi avevano creato una smisurata ricchezza tra quelle alte vette  e questo, con certezza, avvenne a danno o, ad ogni modo, a scapito di tanti altri.
Ma quanti magnati si sentono in dovere di comportarsi come l'Aga Khan, costantemente restituendo parte della ricchezza accumulata da loro stessi od antenati?  
Ovunque si andasse, vedevamo traccia della AKF, Aga Khan Foundation che, con sede a Ginevra, finanzia ed erige in queste povere zone ogni cosa utile: strade, ponti, acquedotti, dispensari farmaceutici, scuole, università etc. etc.
Proprio un gran figo, pensammo, questo Aga Khan.
Ed oggi siamo in uno dei più importanti castelli dei suoi avi, il Baltit Fort, con chiari richiami alle architetture tibetane, posto in dominante posizione sull'alta valle dell'Hunza, con terrazza e trono a dominare le valli, come aquila reale in volo sulla città di Baltit che, proprio in suo onore, ha assunto il nome di Karimabad, la città di Karim.
Qui c'è anche una tavola che indica che lui, Karim, dei vari Khan è il nr. 49.
Anzi era il nr. 49, perché quella tavola ci informa pure che Karim è morto nel febbraio del 2025.
Che la terra ti sia lieve Karim.
E che Tuo figlio Shah Rahjm, il Tuo successore, l'Aga Khan V°, onori sempre il Vostro nome e la Vostra gente.