domenica 2 agosto 2026

Kulma Pass. Chitai


 

Il cartello è di un cromatismo essenziale e meraviglioso; toni vari di bianco, azzurro, blu e grigio.
Il tutto combinato in modo unico da anni, sole, gelo e tempeste di sabbia.
Un cartello con una storia addosso.
Un cartello che non trovi al primo incrocio.
Anche le indicazioni sono chiare.
Dritti si va ad Osh.
A destra Kulma, 90 km.
Domani prendiamo la destra e si và in Cina.
In Chitai, come la chiamano qui.

Aperitivo a la page



Domenica mattina.

Si rientra in Murgab e percorrendo lentamente la sabbiosa sterrata di centro villaggio, lo vedi ancora da lontano.

È un container mezzo arrugginito ma la parte inferiore  è stata tagliata fino all'altezza di circa 2 metri e, nel vuoto così creato, hanno installato una grande e graziosa parete  finestrata.

Fermi le moto ed entri.

Non puoi non entrare in un posto così.

Dentro è ancora meglio, pareti marmorizzate, tavolini e sedie in ciliegio, bancone alluminio e nero.

Sopra ogni tavolino pendono graziose e romantiche lampade, rivestite in celluloide, dipinte a mano, ciascuna diversa dall'altra.

Dall'interno, le specchiature della vetrata rendono piacevole la vista sull'assolata polvere esterna.

Ti siedi ed ordini da bere.

Una bella Fanta ghiacciata.

Da veri duri! 

Ultimi chilometri in Pamir, vera palestra dei nostri viaggi.






Azzurro...il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me...
Sulle note di Celentano, eccovi cosa cova oggi in Murgab, domenica pomeriggio 2 agosto, ore 14.49.
Questa mattina abbiamo fatto gli ultimi km in Pamir; nulla più, a parte i 90 che faremo domattina per raggiungere il Kulma Pass.
Per preservare le moto abbiamo infatti rinunciato alla tappa del pomeriggio, verso una grotta con pitture rupestri.
Non possiamo permetterci anche un solo banale guasto perché domani, e solo domani, ci viene aperta la porta cinese.
Eccoci quindi nella guest house, in un pomeriggio azzurro ed assolato; c'è chi riposa e chi riavvolge il nastro, dolce ma pure malinconico, dei ricordi.
Pamir.
Era il 2010 e nel nostro adesivo, basico ma con rigoroso cammello battriano, queste cime erano una precisa tappa del super impegnativo viaggio, dall'Italia sino alla kazaka Almaty, passando dalla fascinosa Samarcanda.
Una guerra civile, lato uzbeko, ci impedì però nel 2010 l'accesso in quelle misteriose ed inaccessibili vallate narrate da Marco Polo.
Ci riprovammo nel 2012 ma ci bloccò un'altra guerra civile, lato tagiko questa volta.
L'ossessione, che tale era divenuta, si placò solo nel 2013 ed il duro grumo di tutte le fatiche si sciolse in un attimo, quando facemmo lentamente la discesa nello splendido anfiteatro (possiamo dire santuario?) del lago Karakul.
Oltre che un'ossessione splendidamente ripagata, il Pamir è stata anche una dura, durissima, palestra per le nostre tecniche di viaggio, per l'organizzazione di una lunga trasferta extra europea, rigorosamente self made.
Tantissimi i problemi, da quello principale del rientro delle moto, a quello di manutenzione/ricambi,  fino a quello, forse banale ma cmq fondamentale, di come stivare bagagli che viaggeranno con te in moto ma forse, poi, anche in aereo.
Il problema maggiore del rientro mezzi ha avuto, dopo varie delusioni (un container con loschi spedizionieri, oppure una staffetta moto con staffettisti inaffidabili) la soluzione più semplice e paradossale.
Le moto NON rientrano.
Le moto si fermano nella nazione scelta come ultima tappa.
Ebbene, caro carissimo Pamir, ci dispiace davvero lasciarti domani; ci hai insegnato tantissimo.
Tra le tue aride sterrate abbiamo sempre trovato grandissima accoglienza e costante aiuto.
Ci hai offerto panorami unici, lunari, irripetibili.
Ci hai fatto divenire motoviaggiatori adulti; o meglio, il materiale era quello che era ma, con l'applicazione, ne è uscito qualcosa di meno peggio.
La promessa è forse scontata ma è scolpita nel cuore.
Non ti dimenticheremo mai.








sabato 1 agosto 2026

Baroni, pastori e poeti.




Qui si parla soprattutto di pastori nomadi, in special modo di pastori kirghizi, di quanto dura ma affascinante sia la loro avventura umana.

Si parla però anche di baroni, letterati e curiosità intellettuali.

Il Journal des Savants era, a partire dal 1700, quello che oggi potrebbe essere un sito internet di poliedrici intellettuali; era una rivista periodica di articoli scientifici, letterari e di ogni umana pregnante curiosità.

Edita a Parigi, era lettura appassionata del trasversale beau monde dell'epoca.

A metà del 1826, il Journal des Savants diede spazio ai racconti del  viaggio, compiuto nel 1820, dal barone russo Egor K. Mejendorf, da Orenburg a Bukara.

Se ci pensate, anche oggi è avventuroso ed affascinante un viaggio via terra dalla Russia europea, oppure dall'Italia, sino a Bukara.

Pensate quindi cosa possa essere stato quel viaggio nel 1820; un mondo poco conosciuto, popolato da misteriosi khanati e splendide odalische, posto tra i confini di Europa/Russia e quelli della colonia britannica dell'India.

Inutile dire che la pubblicazione ebbe un enorme successo e le memorie del barone andarono a ruba.

Tra gli assidui  lettori della rivista c'era anche Giacomo Leopardi, il quale rimase estremamente colpito dal racconto del barone sulle abitudini dei nomadi kirghizi, usi rimanere desti nelle notti di luna piena, a guardare le greggi e le piane illuminate di luce misteriosa, cantando tristi nenie.

Quella fascinazione ispirò poi, pochi anni dopo, l'immortale lirica leopardiana "Canto notturno di un pastore errante per l'Asia".

"... Dimmi o luna: a che vale

Al pastor la sua vita,

La vostra vita a voi? dimmi: ove tende?

Questo vagar mio breve,

Il tuo corso immortale? ..."



Il pamiri di Rang-Kul








Nonostante l'asprezza delle altitudini desertiche, il Pamir ha sempre offerto opportunità all'uomo.
Ciò grazie alla presenza di numerose pianure verdeggianti, i pamiri, che da millenni offrono grandi possibilità ai pastori nomadi.
Le immagini che vedete sono del lussureggiante  pamiri di Rang-Kul, estremo avamposto tagiko, a pochi chilometri dalla provincia dello Xinjang, zona ovest della Cina, al confine anche con Afghanistan e Pakistan.
In quella zona entreremo a brevissimo

venerdì 31 luglio 2026

Ingresso nell'Eden


 

Un benvenuto multicolore.




 E dopo la fitta pioggia, la sera si chiude con uno splendido arcobaleno.
Premio per oggi e positivo presagio per domattina.