Quando si era piccoli, metà anni '60, in casa arrivava ogni giorno il Corriere della Sera.
Poi, con la molto sobria frequenza di una decina all'anno, iniziò pure ad arrivare qualche rivista; le prendeva ogni tanto la mamma, in copertina c'era scritto "Gente" oppure "Oggi" ed intrigavano, che il bianconero del Corriere veniva un po' a noia, per la presenza di fotografie a colori.
Gli argomenti erano di cronaca leggera e, su tutti, primeggiavano i resoconti di come si divertivano i ricconi del bel mondo.
Tra i vari attori americani, re europei od esotici, magnati della finanza, due erano di gran lunga in più gettonati
Il primo era l'avvocato (mai stato tale in realtà) Gianni Agnelli.
L'altro era l'Aga Khan Karim, potentissimo regnante senza regno, dalla ricchezza spropositata, per nascita Principe ed Imam, quindi capo assoluto, di tutti i mussulmani ismailiti.
I due si rincorrevano nel jet set tra New York, la Costa Azzurra, St. Moritz o la nascente Costa Smeralda.
Brillanti e belli, circondati da splendide mogli e da ancor più belle ...affettuose amicizie.
A me affascinava da matti il secondo, di cui si favoleggiava che ogni anno i fedeli sudditi si dessero da fare a riempire d'oro un piatto di una grande bilancia, per pareggiare l'altro, su cui era stato messo a sedere proprio lui, l'Aga Khan.
Io, bambino, sorridevo nel pensarlo seduto, certo con qualche principesco imbarazzo, a cavalcioni su di un piatto della bilancia.
Pensavo poi che se, maliziosamente, la sera prima avesse mangiato un po' di più, magari ci sarebbe stato un aumento del succitato principesco imbarazzo, compensato però da qualche mai inutile manciata di lingottini in sovrappiù, aggiunta a generose badilate dai bravi e volonterosi fedeli.
Dove caspita abitassero gli ismailiti certo non lo sapevo e, a dir la verità, nemmeno me lo chiedevo; li lasciavo quindi da soli al duro compito di raccogliere l'oro per l'impegnativa pesata dell'anno successivo.
Nel tempo, poi, appresi che gli ismailiti vivevano per lo più nelle altissime e bellissime valli dell'Asia Centrale e che la loro fede era più aperta di altre verso donne e stranieri.
Questo accrebbe l'istintiva simpatia per l'Aga Khan che, nel frattempo, si segnalava sempre abbastanza impegnato tra tornei di golf o tennis, vele d'altura, coppe di champagne e belle donne.
Poi, circa 10 anni fa, iniziando a viaggiare in Asia Centrale, capimmo che era invece lui a riempire d'oro il piatto della bilancia, a vantaggio non suo ma dei suoi fedeli.
Certo, secoli e secoli prima i suoi avi avevano creato una smisurata ricchezza tra quelle alte vette e questo, con certezza, avvenne a danno o, ad ogni modo, a scapito di tanti altri.
Ma quanti magnati si sentono in dovere di comportarsi come l'Aga Khan, costantemente restituendo parte della ricchezza accumulata da loro stessi od antenati?
Ovunque si andasse, vedevamo traccia della AKF, Aga Khan Foundation che, con sede a Ginevra, finanzia ed erige in queste povere zone ogni cosa utile: strade, ponti, acquedotti, dispensari farmaceutici, scuole, università etc. etc.
Proprio un gran figo, pensammo, questo Aga Khan.
Ed oggi siamo in uno dei più importanti castelli dei suoi avi, il Baltit Fort, con chiari richiami alle architetture tibetane, posto in dominante posizione sull'alta valle dell'Hunza, con terrazza e trono a dominare le valli, come aquila reale in volo sulla città di Baltit che, proprio in suo onore, ha assunto il nome di Karimabad, la città di Karim.
Qui c'è anche una tavola che indica che lui, Karim, dei vari Khan è il nr. 49.
Anzi era il nr. 49, perché quella tavola ci informa pure che Karim è morto nel febbraio del 2025.
Che la terra ti sia lieve Karim.
E che Tuo figlio Shah Rahjm, il Tuo successore, l'Aga Khan V°, onori sempre il Vostro nome e la Vostra gente.