mercoledì 19 agosto 2026

Sgradito bis a Shandur Pass



La Vecchia Bastarda era nata per fare turismo veloce su levigati e sinuosi percorsi asfaltati; un ingrato ma non per questo poco affascinante  destino l'ha poi ficcata in stradacce infami dal 2008 in poi, dalla Patagonia, all'Iran all'Asia.

Era il 2017 e, in piena e desolata Mongolia occidentale, la V.B. decise di dire basta alle mille angherie.

Di colpo si ruppe la vite di fissaggio tra forcellone ed ammortizzatore posteriore.

Quest'anno il bis.

Ora come allora, la cosa viene risolta da un trasporto di fortuna ed un bravo fabbro.

Erano le 17.30 e fino a quell'ora ci aveva deliziato il meraviglioso panorama della strada (un unico e durissimo cantiere) da Gupis a Shandur Pass, con splendide vedute sull'Hindu Kush, torrenti e laghi cristallini, pascoli teneri e verdissimi.



















Pappe buone.





Solo per dirVi che qui nel Gilgit Baltistan non rischiate il digiuno.

Che sia un tea preso per strada con squisita e casalinga marmellata di albicocche, una fresca anguria, uno spuntino veloce durante il viaggio od una cena come si deve in casa privata o ristorante, troverete sempre piatti vari, ben preparati e gustosi.

Accompagna il tutto il delizioso chapati, il pane pakistano, non lievitato, un po' simile alla nostra poadina ma più corposo.

Il tono generale è però sempre piccante/speziato oppure di più....

 

Ghizer Valley







 



Di buon mattino partiamo da Karimabad per arrivare a Gupis, nella valle del fiume Ghizer, le cui acque, nel giro di circa 30 km, finiscono poi nell'imponente Hunza che a sua volta finisce subito dopo nel maestoso Indo.
A parte qualche posto di blocco ed innumerevoli cantieri stradali enormemente dissestati, il viaggio è tranquillo e la sera dormiamo già al fresco a Gupis, ad oltre 2000 MT




martedì 18 agosto 2026

Karim al Hussaini. L'Aga Khan IV° ed il Forte Baltit




 







Quando si era piccoli, metà anni '60, in casa arrivava ogni giorno il Corriere della Sera.
Poi, con la molto sobria frequenza di una decina all'anno, iniziò pure ad arrivare qualche rivista; le prendeva ogni tanto la mamma, in copertina c'era scritto "Gente" oppure "Oggi" ed intrigavano, che il bianconero del Corriere veniva un po' a noia, per la presenza di fotografie a colori.
Gli argomenti erano di cronaca leggera e, su tutti, primeggiavano i resoconti di come si divertivano i ricconi del bel mondo.
Tra i vari attori americani, re europei od esotici, magnati della finanza, due erano di gran lunga in più gettonati 
Il primo era l'avvocato (mai stato tale in realtà) Gianni Agnelli.
L'altro era l'Aga Khan Karim, potentissimo regnante senza regno, dalla ricchezza spropositata, per nascita Principe ed Imam, quindi capo assoluto, di tutti i mussulmani ismailiti.
I due si rincorrevano nel jet set tra New York, la Costa  Azzurra, St. Moritz o la nascente Costa Smeralda.
Brillanti e belli, circondati da splendide mogli e da ancor più belle ...affettuose amicizie.
A me affascinava da matti il secondo, di cui si favoleggiava che ogni anno i fedeli sudditi si dessero da fare a riempire d'oro un piatto di una grande bilancia, per pareggiare l'altro, su cui era stato messo a sedere proprio lui, l'Aga Khan.
Io, bambino, sorridevo nel pensarlo seduto, certo con qualche principesco imbarazzo, a cavalcioni su di un piatto della bilancia.
Pensavo poi che se, maliziosamente, la sera prima avesse mangiato un po' di più, magari ci sarebbe stato un aumento del succitato principesco imbarazzo, compensato però da qualche mai inutile manciata di lingottini in sovrappiù, aggiunta a generose badilate dai bravi e volonterosi fedeli.
Dove caspita abitassero gli ismailiti certo non lo sapevo e, a dir la verità, nemmeno me lo chiedevo; li lasciavo quindi da soli al duro compito di raccogliere l'oro per l'impegnativa pesata dell'anno successivo.
Nel tempo, poi, appresi che gli ismailiti vivevano per lo più nelle altissime e bellissime valli dell'Asia Centrale e che la loro fede era più aperta di altre verso donne e stranieri.
Questo accrebbe l'istintiva simpatia per l'Aga Khan che, nel frattempo, si segnalava sempre abbastanza impegnato tra tornei di golf o tennis, vele d'altura, coppe di champagne e belle donne.
Poi, circa 10 anni fa, iniziando a viaggiare in Asia Centrale, capimmo che era invece lui a  riempire d'oro il piatto della bilancia, a vantaggio non suo ma dei suoi fedeli.
Certo, secoli e secoli prima i suoi avi avevano creato una smisurata ricchezza tra quelle alte vette  e questo, con certezza, avvenne a danno o, ad ogni modo, a scapito di tanti altri.
Ma quanti magnati si sentono in dovere di comportarsi come l'Aga Khan, costantemente restituendo parte della ricchezza accumulata da loro stessi od antenati?  
Ovunque si andasse, vedevamo traccia della AKF, Aga Khan Foundation che, con sede a Ginevra, finanzia ed erige in queste povere zone ogni cosa utile: strade, ponti, acquedotti, dispensari farmaceutici, scuole, università etc. etc.
Proprio un gran figo, pensammo, questo Aga Khan.
Ed oggi siamo in uno dei più importanti castelli dei suoi avi, il Baltit Fort, con chiari richiami alle architetture tibetane, posto in dominante posizione sull'alta valle dell'Hunza, con terrazza e trono a dominare le valli, come aquila reale in volo sulla città di Baltit che, proprio in suo onore, ha assunto il nome di Karimabad, la città di Karim.
Qui c'è anche una tavola che indica che lui, Karim, dei vari Khan è il nr. 49.
Anzi era il nr. 49, perché quella tavola ci informa pure che Karim è morto nel febbraio del 2025.
Che la terra ti sia lieve Karim.
E che Tuo figlio Shah Rahjm, il Tuo successore, l'Aga Khan V°, onori sempre il Vostro nome e la Vostra gente.






sabato 15 agosto 2026

Il nido delle aquile.


















Lasciatici alle spalle il lago Attabad si arriva poi, inerpicandoci non poco sulle anse della KRK Hgw, a Karimabad.
Un tempo fu la città più importante del Gilgit Baltistan, qui c'è la culla -il Forte Baltit- del potere religioso e temporale degli ismailiti, i fedeli all'Aga Khan.
La città è caotica, polverosa, pullulante di negozio e negozietti, in un simpatico e disordinato vortice di suoni, profumi, traffico e grida.
È quasi il tramonto e noi si corre dove sappiamo si potrà godere una vista magnifica.
Eagles Nest, il nido delle aquile, il punto panoramico più famoso e più bello di tutto il nostro viaggio.
Un piccolo gruppo di nostri coetanei inglesi e qualche decina di locali; tutti incantati ad osservare le cime che ci circondano completamente, a 360 gradi.
Già solo questa vista, valeva l'intero viaggio.

 


venerdì 14 agosto 2026

Hotel a 5 stelle sul lago Attabad.










Accadde nel gennaio del 2010.
Non si può dire però ...accadde l'impensabile..., che qui, sulla Karakorum Highway, di frane ne cadono quasi ogni settimana.
Questa frana, originata da una slavina, era solo diversa dalle altre.
Gigantesca.
Apocalittica.
A sud del paesello di Attabbad, provocò un'immane e naturale ostruzione al flusso dell'imponente fiume Hunza.
Ci vollero ben sei mesi perché l'acqua arrivasse a tracimare da quel blocco franoso,  tornando così ad alimentare verso sud  il letto dell'Hunza in secca da allora.
Nel frattempo dove un tempo sorgeva Attabad si era creato in notevole lago, largo 21 chilometri e profondo 100.
Per anni solo delle chiatte consentirono il collegamento tra le due porzioni di Pakistan a monte ed a valle del lago; ci furono danni economici notevolissimi, senza contare le decine di  morti, i paesi inghiottiti o forzatamente evacuati, le decine di migliaia di sfollati.
Poi, grazie all'onnipresente amico cinese, tre  gallerie traforarono il fianco est e la nuova strada riunì la nazione spezzata.
Passato il tempo dei morti e delle piaghe si scoprì poi, business as usual, che da quella tragedia si poteva fare la grana 
Ed ora, sulle acque azzurro-latte del lago Attabad si affacciano hotel 5 stelle e sfrecciano i motoscafi dei ricconi di #