Non è facile trasmettervi le emozioni avute in questi due giorni, all'ingresso in uno dei massicci montuosi più grandi ed affascinanti del mondo. Ci è parso, senza voler essere blasfemi, di entrare in un immenso tempio.
Già da Osh la strada che conduce a Sary Tash inizia ad inerpicarsi, snodandosi tra strette valli di alte e cupe rocce. L'estensione dei bacini che oggi sono solo sabbiosi, lascia capire l'enorme portata dei fiumi nel disgelo primaverile.
Poi, improvvisamente, esci da una valle e dal colore azzurrino che, trascolorando tremulo, unifica in un unico tono tutte le mille già imponenti cime avanti a noi, ecco che spicca lo stacco, bianco e scintillante, delle "vere" vette del Pamir, tutte intorno ai 7000 metri.
Sull'azzurro limpido del cielo questo immane biancore è reso ancora più netto dallo sfavillio dei ghiacciai che si sciolgono sotto il solo estivo.
Spesso riesci a vedere, come in una quinta teatrale, la carrareccia che sale tra questi poderosi rilievi, tenendosi sul lato sinistro di un grandissimo canale di scolo glaciale.
E tu sali, non smetti mai di salire, scollinando passi intorno ai 4.700 metri e scendendo in valli di circa 800 metri inferiori.
Nelle valli che attraversi e nelle laterali che vedi a fianco, la tundra glaciale desertica è rotta dai pamiri, fertilissime aree contrassegnate dallo splendido verde della giovane erba cresciuta vigorosa al disgelo.
In questi verdeggianti altipiani montani Marco Polo vide i pochi e tenaci pastori nomadi che, allora come oggi, popolano questo territorio desertico di lunare solitudine.
Nelle loro yurte è bello fermarsi per bere una tazza di tea, gustando con il pane una crema di latte di yak, simile ad un gustoso mascarpone.
Poi, dopo la frontiera tagika ed un guado un po' impegnativo, la strada sale dritta dritta per almeno 10 km, quasi segnando una cresta sulla scura gobba della montagna avanti a te.
Cosa ci sarà dietro?
Arrivi e rimani a bocca aperta.
25 milioni di anni fa un meteorite impatto' con la Terra e formo' il cratere che si stende a perdita d'occhio avanti a noi; questo cratere ha creato il bacino del lago Karakul, meravigliosa e vivida chiazza di color azzurro e turchese.
Fan corona al lago, poco più esteso di quello di Garda, le cime imbiancate che avevamo già visto dal basso ma che trovano ora la più perfetta collocazione scenica.
Un lago cristallino a 4000 metri, sopra di queste le cime del Pamir, del Tetto del Mondo, ancor più sopra cielo azzurro e bianchi cumuli.
Le nostre fatiche di viaggio trovano qui il compenso più alto che mai potessimo sperare.











Nessun commento:
Posta un commento