martedì 5 agosto 2025

Alle porte del Celeste Impero. L'economia mondiale vista dai 4.300 mt. del Kulma Pass.











Già nel 2012 ci era piaciuto arrivare a ridosso del mitico Passo Torugart, famosissimo posto di frontiera per l'ingresso in Cina.

Quest'anno abbiamo invece dedicato un giorno per arrivare al piccolo e semisconosciuto Passo Kulma, unico posto di frontiera tra Tajkistan e Cina, aperto nel 2014.

Da qui è ammesso pure il passaggio di turisti occidentali; da qui dovremmo passare il prossimo anno per accedere alla Karakorum Highway, diretti in Pakistan e poi India (conflitti di frontiera permettendo).

Da Murgab prendiamo quindi una valle laterale che si rivela completamente desertica; la sabbia, finissima e di tonalità molto chiara quasi bianca,  è dappertutto e rende non facile il percorso, con devastanti tratti di toule ondule.

Essendo una vastissima steppa priva di ostacoli naturali, non c'è una sola pista ma innumerevoli e, come per l'orto del vicino, pensi sempre che quella che hai scelto sia meno agevole di quella a fianco.

Il vento è forte e solleva dense nubi  e mulinelli di sabbia; in poco tempo siamo tutti imbiancati.

Guardatelo su Google Earth e vedrete come il Kulma Pass  sia davvero secondario, posto su una direttrice, quella della Pamir Highway, quasi inaccessibile per il clima estremo e le sterrate impercorribili.

Eppure da questo passo abbiamo personalmente visto, in entrambi i sensi, decine di camion, in gran parte bisarche stracolme di automobili nuove di zecca. 

Di produzione cinese.

Le bisarche che venivano dalla Cina erano quindi super cariche, mentre quelle che vi tornavano erano vuote.

Questi possenti giganti marciavano a 5/10 kmh tra le piste di sabbia, sollevandone a colonne; uno spettacolo di enorme fatica, destinata perlopiù a servire il piccolo mercato auto tagiko (per le varie repubbliche "Stan" la Cina usa la ormai pronte autostrade a 4 corsie in Uzbekistan).

Quando nel 2010 iniziammo a conoscere l'Asia Centrale il mercato auto era molto semplice: il consumatore di lì voleva un'auto europea usata.

Ora non è più così e l'impressione, vista da questo secondario passo montuoso, è quella di una ben organizzata "aggressione" da parte dei cinesi e di un gigantesco granchio preso dall'industria europea.

La nostra "gita"  ha poi un epilogo spiacevole, fermi nella sabbia un paio d'ore per cambiare la pompa della benzina di un'Africa Twin.

Quello stesso pomeriggio, ma lo scopriremo solo il giorno dopo, è pure pronta la trappola per la Vecchia Bastarda.

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