giovedì 7 agosto 2025

Corridoio afgano-tagiko.





















La Wakhan Valley è una delle aree più fertili dell'Asia Centrale ed è pure sempre stata snodo necessario per le carovane tra le zone asiatiche centro settentrionali e quelle meridionali. Proprio per questo da millenni è bramata e contesa, nonostante sia in una zona davvero disagevole alle pendici del Pamir, nei territori oggi di Tajkistan ed Afghanistan, oltre ad una piccola zona in Cina.
Scene bucoliche.
Ma pure scene di pesante controllo militare.
Partiamo dalle prime: non appena iniziamo a risalire la valle, da Korogh verso Iskashim e Langar, abbiamo alla nostra destra il fiume Pany, ancora gonfio e vorticoso nonostante il disgelo sia quasi al termine.
Man mano che saliamo (la valle si sviluppa dai 3000 mt. fino a superare i 4500 mt.) i campi verdeggiano e rilucono intorno a noi mentre dalle case rurali entrano ed escono animali e persone per le quotidiane incombenze.
In molte zone i canali alimentano risaie e marcite; in queste ultime i bovini pascolano beati.
Tutto l'insieme mostra una campagna ben condotta e curata.
Il fiume divide due Stati. 
Noi che lo abbiamo alla nostra destra siamo in Tajkistan; sulla sponda opposta, per 200 km e più, c'è l'Afghanistan.
Ad un ignaro spettatore può sembrare una valle unitaria ma un occhio più consapevole vede le carenze di una nazione da oltre 40 anni teatro e vittima di guerre e rivoluzioni. Nel lato afgano, quindi, case, strade ed infrastrutture sono molto precarie.
Questa valle l'avevamo già percorsa nel 2013 e la novità è stata di vedere oggi il lato tagiko completamente armato, con tre grandi caserme ad inizio valle, a metà e verso la fine. 
Lungo tutta la strada poi, centinaia di postazioni costituite da muretti a secco di semplici rocce, dietro le quali i militari possono controllare al sicuro e, all'occorrenza, sparare.
Lungo la strada e per tutto il percorso quotidiano incrociamo drappelli di militari armati che pattugliano la sterrata che costeggia il  fiume.
Una novella linea Maginot, quasi cent'anni dopo.
Da chi vuole difendersi il Tajkistan?
Forse non da una improbabile aggressione afgana ma dalle potenti bande dei trafficanti di stupefacenti che prosperano ed imperversano in queste zone, tra le prime al mondo per la produzione di stupefacenti.
Ad Iskashim incontriamo casualmente il Governatore della Provincia di Korogh, un bell'uomo con un perfetto completo blu di taglio occidentale. Nel capanello di persone che lo circondano, scambia due parole con noi, apprezzando i tanti turisti che sempre più vengono in zona  Gli diciamo che solo una dozzina di anni fa non vedemmo un militare e lui sorride e taglia corto dicendoci... è molto meglio adesso...
La sera poi arriviamo a Langar, dove dormiamo alla "Homestay Arsen" presso una simpatica coppia con tre vispi bambini di 12, 9 e 4 anni. Sono semplici contadini ma loro ed i due figli più grandi si rapportano con noi in inglese. Lo studiamo tutti insieme in casa le sere d'inverno ci dicono. E tu pensi che, nonostante le difficoltà date da un alfabeto diverso dal loro cirillico, questi hanno un inglese meno basico del tuo.
Ci servono la cena sulla chaikhana all'aperto, in turni veloci perché c'è una dozzina di altri ospiti, tutti camminatori, coreani ed italiani.
Su quella stessa chaikhana la coppia dorme la notte; evidentemente hanno ceduto anche la loro camera da letto.
All'aperto quella notte il termometro sarà sceso a + 5 ma... gli affari sono affari e certe occasioni non si devono rifiutare!
P.S. Quella sera a Langar ha cessato di marciare un'Africa Twin; nei giorni successivi ci ha seguiti caricata su furgoni.


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