DUSTY ROADS Bislacca idea un giro del mondo in moto con ritorno quandochissà! Un viaggio sbocconcellato a morsi strappati al tran tran di ogni anno Con moto vecchiotte; viandanti in cerca di condivisione ed accoglienza Pamir, Mongolia, Mar di Bering il Fuji ed ora Ararat. Tappe annuali dove fermare le moto. Mondi dove portare un piccolo aiuto a bambini in difficoltà. Un ringraziamento ai popoli che ci ospitano. Una traccia che si aggiunga a quelle delle moto. Lungo le strade e nei nostri cuori.
giovedì 25 aprile 2019
Prima giornata piena in Corea del sud e già questi coreani ci stanno... un mucchio simpatici. Passi che non ci han fatto trovare traghetti per il Giappone (la cosa è oggi purtroppo assodata, nella settimana di tradizionali vacanze giapponesi, i saggi coreani fermano i traghetti perché, di là, non si trova nemmeno un posto in albergo). Loro, peraltro, già ci avevano fatto chiaramente capire la cosa da tempo, siamo noi che abbiamo pensato che giunti in Corea avremmo trovato una soluzione. All'italiana. Appunto. All'italiana si fa magari in Italia, in Corea si fa alla coreana e, quindi, niente traghetto!
mercoledì 24 aprile 2019
Sono le 5 del mattino e sono gia sveglio e carico.
Evidentemente il fuso orario ha i suoi effetti. Non sui miei compagni di viaggio però che riescono a coprire, con il loro respiro leggero da neonati (di orco), anche lo stridio dei gabbiani che proviene da fuori. Poco male, saranno più riposati per affrontare la trattativa di imbarco per il
Giappone.
Altre ore da impiegare nel tentativo di aggirare un problema esclusivamente burocratico.
Speriamo che il sonno ristoratore (il loro) ci faccia trovare pronti e pazienti. Ma non siamo molto fiduciosi.
Non ci siamo comunque fatti cogliere impreparati, da buoni strateghi e navigati viaggiatori sappiamo che queste cose possomo succedere e quindi, con largo anticipo, ieri sera (!) abbiamo elaborato "Il Piano B". Siamo pronti alla nuova giornata koreana.
Non è stata un'esperienza allucinante come la dogana argentina o quella uzbeca ma pure in sud Corea abbiamo girato come trottole per mezzo pomeriggio. Fortuna che era con noi l'azzimato coreano che vedete nella foto. E mentre si era per uffici, loro, le nostre 3 bimbe, erano nel piazzale ad aspettarci, al buio del container da dove poi, giunto l'apriti sesamo finale, sono state finalmente liberate. Impolverate, mezze incrocchiate dal lungo fermo ma poi, dopo qualche massaggio di quelli giusti, 3 potenti vrooomm irrompono nel porto. E come di incanto si dissolve anche la scimmia di questa strana giornata durata 36 ore.
Di frontiere ne abbiamo attraversate tante, dalle più organizzate, quasi imbellettate per dar "tono" alla nazione dove entravamo, a quelle che più isolate e scalcinate non si poteva (quella tagika in Pamir, ad esempio, aveva una cisterna di camion come garritta per i poveri soldatini infreddoliti a più di 4000 metri). In ogni frontiera sei comunque sempre sulle tue, quasi in balia di questo non luogo e dei tipi che lo gestiscono. Ecco, se in una frontiera sei circospetto al punto 10, se sei in una dogana il punteggio va a 20.
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