Al nostro arrivo in Omalo, prima ancora di cercare dove dormire ci siamo concessi una bella birra fresca per festeggiare il faticoso valico del Passo Abano e per rinfrescare la gola dopo le quintalate di polvere mangiata. Il nostro arrivo è stato notato e prima ancora di versarci la birra, ci raggiungono al bar due giovani georgiani che ci dicono che, con un altro amico, pure loro sono giunti lì tutti e tre in moto. Ci indicano la loro guest house, lodandone il confort ed il modico prezzo; noi promettiamo che bevuta la birra li avremmo rsggiunti. Seguiamo quindi il loro consiglio che si rivela davvero fondato e la mattina successiva ci troviamo a parlare di viaggi e di zone da esplorare. Loro hanno 3 moto nuove di zecca, due Ktm ed una CF Moto pure da fuoristrada; qui in Georgia, infatti, i soldi e la passione sono probabilmente maggiori che in Armenia e vediamo parecchi motociclisti, tutti molto ben attrezzati. I tre sono concordi nel dirci che non possiamo non andare fino a Shatili, nella valle qui a fianco, altrettanto bella ed incontaminata, peraltro con una strada, gettano l'occhio commiserevole alle nostre 4 vecchiette, un po' meno difficile ed erta. Lo stesso consiglio lo riceviamo, tornati alla sommità del Passo per fare colazione al chiosco conosciuto ieri, da altri quattro amici georgiani in gita domenicale con il fuoristrada. Il lunedì mattina quindi non abbiamo dubbi, scesi dal Passo Abano, risaliamo verso Shatili, lungo la valle dell'Alto Khevsureti.
DUSTY ROADS Bislacca idea un giro del mondo in moto con ritorno quandochissà! Un viaggio sbocconcellato a morsi strappati al tran tran di ogni anno Con moto vecchiotte; viandanti in cerca di condivisione ed accoglienza Pamir, Mongolia, Mar di Bering il Fuji ed ora Ararat. Tappe annuali dove fermare le moto. Mondi dove portare un piccolo aiuto a bambini in difficoltà. Un ringraziamento ai popoli che ci ospitano. Una traccia che si aggiunga a quelle delle moto. Lungo le strade e nei nostri cuori.
martedì 8 agosto 2023
lunedì 7 agosto 2023
Un aggettivo perfidamente ammaliante.
È noto il meccanismo psicologico dell'essere attirati da ciò che, nel contempo, ci spaventa molto. Quindi fummo subito intrigati nel leggere che la zona del Tusheti, estrema Georgia nord orientale proprio al confine con la Cecenia ed il Daghestan, era meravigliosa ma con strade percorribili solo con auto fuoristrada 4x4. Già questo ci affascinava e, in fin dei conti, le nostre moto erano, o pensavano di essere, degli enduro; ritenevamo quindi di possedere mezzi adeguati. Non fu però quella considerazione a convincerci ma quanto indicato a pag. 98 della Lonely Planet del 2016. Qui si parlava dello "spaventoso" Passo Abano, posto a 2900 mt. Quell'aggettivo ci strego', conquistandoci irreversibilmente come la più seducente ed ammaliante delle sirene. Visto quanto si diceva in premessa, qualcuno affronto' il valico con desiderio ma pure con enorme strizza. La strada sterrata è veramente tosta e sono ben 72 chilometri. Il primo tratto nel fondo valle è tutta una pietraia tra gole cupe e strettissime, poi quando la strada inizia a salire, si inerpica con pendenze estreme sui fianchi delle montagne. La strada grigiastra si stende come un nastro, tagliando cromaticamente manti erbosi di un verde scintillante ed incontaminato. Nessuno, uomo od animale, potrebbe avventurarsi su questi pendii quasi perpendicolari alla strada: si finirebbe inevitabilmente di sotto in pochi secondi. Giunti al passo si è quasi a metà strada, giusto il tempo di far due parole con una ragazza molto simpatica, che in buon inglese ci illustra i vari tipi di torte e cachapuri (la buonissima focaccia salata georgiana) cucinati da lei e dalla mamma. Li vende in una baracchetta di pochi metri, squassata dal vento ma ingentilita da qualche pallet posto a mo' di tavolino, da dove, con seggiolini di fortuna, ti gusti una vista spettacolare, davvero unica da ambo i versanti. Poi inizia la discesa, tra le spire tortuose e ripidissime della sterrata. Per un po' la difficoltà è solo questa, si aggiungono poi vari ed estesi tratti di fango colloso e viscido come sapone. Ci abbiamo messo un intero pomeriggio ma ne valeva davvero la pena (date un occhio alle nostre foto e filmati ma pure ad internet). Rimarrà un ricordo indelebile nei nostri cuori e pure una virtuale e gloriosa mostrina sui nostri petti, gonfi di malcelato orgoglio. Al piccolo villaggio di Omalo troviamo pure una eccellente guest house, con buone pappe e letti di candido piumino. Nonostante la stanchezza per qualcuno la notte fu però insonne, con agitata veglia nella quale rifare mille volte il percorso del ritorno. La mattina dopo, infatti, dovevamo tornare sui nostri passi.
sabato 5 agosto 2023
Caucaso Gate
La Porta del Caucaso! Il nome non poteva essere più roboante ma pure azzeccato; è venerdì, stiamo risalendo l'Armenia ma lo stomaco è vuoto. Questa taverna, con insegna altisonante, ci soddisfa con qualche specialità armena e tea nero (birra per Omar!) segnalandoci che, in effetti, queste zone sono l'inizio del maestoso Caucaso. Siamo in Armenia e, dunque, questo è il Caucaso Minore (in Georgia inizierà poi quello Maggiore), aspre e rocciose vallate lungo le quali l'uomo ha sempre viaggiato. Per commercio, per fede, per ambizione, per amore; è stato tutto un via vai, su e giù e giù e su, che certo all'uomo si addice poco lo stare fermo. Muovendosi a piedi o, meglio ancora, a cavallo i nostri antenati avevano necessità di poter sostare al sicuro, di mangiare o dormire, di cambiare la cavalcatura stanca, cavallo o cammello che fosse. Noi abbiamo gli Autogrill? E loro avevano le stazioni di posta o, andando ad est, i caravanserragli. Pullulavano di viaggiatori, mercanti, truffatori, prostitute, erano uno spaccato della vita. Erano vita. Nel 1332 qui al Passo Selim, ad un altezza di mt. 2410, il Principe Chesar Orbelian fece costruire un maestoso Caravanserraglio in basalto grigio, impreziosito da un frontale con le insegne di lui. I commerci dovevano prosperare e lassù, dove anche in estate sferza sempre un violento vento, si doveva trovare degno e sicuro riposo. Per secoli il Caravanserraglio di Selim ha visto il brulicare dell'umana frenesia, poi lentamente, quasi senza accorgersene, la vita è scemata e poi è cessata del tutto. Le incontrollabili rotte dei commerci presero nuove direzioni e, da quasi due secoli, qui il vento sferza sempre ma è rimasto solo e, insinuandosi tra le vecchie lastre in pietra o dai fori di aerazione, sembra emettere gemiti di nostalgia. Di fuori, nell'ampio prato dove un tempo brucavano i cavalli, siamo rimasti solo noi. A contrattare il prezzo di un coltello in ossidiana che ci viene proposto dall'unica superstite dei mille commercianti di un tempo.
















