lunedì 6 agosto 2018

Da Ulan Ude a Chita










Il resto dell'attenzione è invece sul paesaggio e qui l'ansia fa spazio ad emozioni molto piacevoli. Complici le due buone giornate che il destino ci ha inviato, abbiamo viaggiato per due giorni lungo bellissime foreste, praterie e distese d'acqua. La taiga si stende, ininterrotta, per un tragitto lungo circa due Italie o mezza Europa Centrale; è la taiga dove si incontrarono e viaggiarono Dersu Uzala ed il tenente Arsenev, la taiga ove vivono ancor oggi la tigre asiatica, l'orso ed il leopardo. La strada poi ha fatto la sua ottima parte, con un ampio nastro asfaltato, dotato peraltro di alti standard accessori (guardrail, lampioni con pannelli solari nei rari incroci, righe di mezzeria e laterali). Il tutto progettato, eseguito e mantenuto con grande attenzione (e non è uno scherzo se pensate ai lunghissimi inverni nonché ai danni di gelo e pioggie). L'immane opera è del 2012, voluta da Putin per un importante summit economico tenutosi a Vladivostok, collegandola finalmente con una vera strada alle ultime città siberiane.

I motori ronfano regolari a circa 120 kmh, l'incontro con altri veicoli (in maggioranza grossi TIR) è raro e così ci si concentra sui rumori della moto e sul paesaggio in cui ti trovi. Sui primi c'è sempre apprensione; se il motore girasse male o dalle ruote venissero strani rumori, il tutto sarebbe preambolo di rogne. In ogni caso grosse, visto che dovremmo arrangiarci da soli. Di benzinai, infatti, ne trovi, se va bene, uno circa ogni 250 km e quando sei fortunato, diciamo una volta su tre, attigue al benzinaio trovi un'officina e qualche manciata di izbe. In mezzo non c'è praticamente nulla fino a Khabarobsk. Noi avevamo quindi i sensi sempre allertati ed una piccola, ma costante, dose di ansia.

sabato 4 agosto 2018

Per noi occidentali dopo la Siberia non dovrebbe esserci più nulla e, se ci fosse, dovrebbe aver tinte ancora più fosche e grigie di quante già ce ne sono nel nostro sillabario siberiano: freddo, gulag, privazioni, perdita di ogni speranza. E, invece, terminata la Siberia ci sono ancora 4000 km per arrivare al Mare di Bering. Questa zona è l'Estremo Oriente Russo, il Far East. Passi per i preconcetti degli europei ma ci ha messo non poco stupore (e preoccupazione) quanto ci dicevano tutti i Siberiani...ma siete matti ad andare là..? ...sono zone isolate..! La cosa però era anche divertente perché eravamo noi a rassicurare loro. Comunque sia, da Ulan Ude ci sono 4000 km da percorrere prima di arrivare a Vladivostok, aggiungendo peraltro due ulteriori fusi orari ai 4 che già separano U.U. da Mosca! Ma in fin dei conti questo affascinante Far East è molto intrigante: vi fece un celebre viaggio nel 1890 lo stesso Cechov, spiegandone ai compatrioti le segrete bellezze. E allora si parte...ora tocca a noi!

Noi non abbiamo timore di apparire provinciali e lo diciamo con forza: solo grazie a Risiko abbiamo conosciuto dell'esistenza di Chita, Yakuzia e Kamchakta! Della Buriazia, poi, avevamo forse letto in un'edizione natalizia di Topolino. Programmando il nostro viaggio abbiamo potuto così mettere a frutto disinvoltamente il nostro erudito bagaglio di conoscenze.

Il vento soffia con forza e le onde del grande lago si rovesciano con violenza sulla sabbia di ciotoli, identica a quelle del nostro lago di Garda. Questo lago però, il Baikal, misura quasi 700 km da nord a sud e ha più acque di tutti i 5 laghi nordamericani messi insieme. Si era deciso di perdere un pomeriggio per tornare da U.U. verso nord ovest a vederlo. E lui ci accoglie così malamente? Vabbè...almeno rifocilliamoci mangiando pane e salsiccia che abbiamo con noi. Guardiamo le onde che hanno il vigore del nostro mediterraneo quando è in burrasca. Quando giriamo lo sguardo verso le nostre moto vediamo una lei che si fa fotografare dal fidanzato a cavallo di una delle nostre vecchiette. Scambiamo subito due parole con le foto di rito. Subito dopo vuole fare conoscenza con noi una "siura" del neocapitalismo putiniano che con Audi svavillante era a due passi da noi a guardare il lago un po' malinconica, mentre la sua accompagnatrice (amica o, più facilmente, domestica) puliva dei funghi nel lago. Parliamo un po' pure con lei che ci versa dal thermos del tea bollente (graditissimo, visto il tempaccio). Ci dice che ha visitato l'Italia e che l'adora. Come tutti i russi incontrati sino ad oggi ci dice una cosa che suona un po' così...ma che cazzo ci siete venuti a fare in questo estremo di Siberia?

Ulan Ude ci accoglie di notte con un monumento portatore di un primato particolare: una testa di Lenin che pare essere la più grande del mondo (sfiora gli 8 metri di altezza!). La bellezza della capitale buriata è però fondata su ben altro: bellissimi palazzi di fine 1700 inizio 1800, sorti quando la città era ricco punto di snodo del commercio del tea, proveniente dalla Cina. I buriati sono un gruppo etnico di ceppo mongolo e si suddividono in una minoranza di religione sciamanica ed una maggioranza buddista. Il ritorno alle religioni, determinatosi con la caduta del comunismo, ha favorito lo sviluppo di molti centri buddisti, con i relativi templi, sia nuovi sia antichi e riportati a nuovo splendore. La regione è poi una verdissima distesa di foreste (abeti, larici e betulle predominano) con grandi fiumi ed ampie zone umide, acquitrini e stagni, regno per miriadi di uccelli acquatici. Una agricoltura non ancora ipertecnologica, offre piacevoli scorci bucolici in un panorama disseminato da graziose isbe in legno.