martedì 2 agosto 2016

lunedì 1 agosto 2016


Oggi possiamo dire di aver sentito nell'aria l'Asia Centrale che si avvicinava. I tratti di molti russi sono ormai mongoli od uzbeki ed è sempre più frequente vedere gente accoccolata con la tipica posa che a noi darebbe subito mal di ginocchia. E poi bagni ..alla turca (e poco puliti purtroppo), camion iper decorati e muniti pure di tendine ai finestrini laterali e poi dentature al 100 % d'oro od argento! Davanti alle case le signore spazzano utilizzando le ridicole scope di saggina lunghe solo 30 / 40 cm ed a te vien voglia di dir loro...ma beato cielo non state lì piegate in due, abbiamo inventato uno strumento prodigioso come il bastone che eviterà ogni vostro contorcimento. Un premio a chi mi spiegherà il perché di questa usanza (non penso sia solo ottusità). Cambia infine, ed in peggio, la condizione femminile; questo piace meno anche se l'argomento non è semplice.
Volgograd, già Stalingrado
Un piattone (ndr dicesi così di percorso tutto dritto, ovviamente inviso
ad ogni motociclista come si deve) di quasi 500 km!! Decisamente la strada che ci ha portato ad Astrahan è stata come quando trovi uno/una con cui non vorresti attardarti e invece..non ti molla più. Oggi pomeriggio la sensazione è stata la stessa; sì c'era ancora la "brughiera delle Highlands" ma fartela senza una curva (una! una sola giusto per fare una pieghetta..) da Mantova a Roma fiaccherebbe anche lo scozzese più accanito e poi ieri c'erano molti rilievi, mentre oggi era tutta pianura. In compenso però quando la nostra strada ed il Volga si ritrovavano a viaggiare in parallelo lo spettacolo era magnifico. E' un fiume veramente maestoso, sulle cui spiagge siamo scesi a fare un po' di ..Dakar (io no) ed a meditarne la placida e massiccia fluenza. Arrivare ad Astrahan ha dato a tutti la medesima sensazione (una bella birra e due parole consentono di assaporare al massimo il percorso appena fatto). E' stato come arrivare ad Ushuaia o Capo Nord, sperduti avamposti che (per ragioni politico militari ed oggi anche commerciali) devono essere presidiati ma che hanno il nulla avanti e dietro di loro.

Mentre Omar sostituisce la lampadina bruciata del faro posteriore del suo KLE, ne approfitto per darvi un aggiornamento. Il Danubio, tramite l'amico fiume Volga (sembra che questi big fluviali siano sempre in lotta tra loro ... il mio è più lungo - il corso d'acqua ovviamente - del tuo...e cose così ma, in realtà, l'essere membri di una ristretta élite mondiale, fa sì che in privato i loro rapporti siano buoni al punto da scambiarsi piccole cortesie come quella odierna), il Danubio dunque ci fa sapere che sì..si è sbagliato sul nostro conto e deve riconoscere che 4.300 km dall'Italia a Volgograd da domenica a domenica (con tre giorni di sosta per avere i visti) è cosa abbastanza tosta, specie se con moto che hanno 30 oppure 20 anni e che valgono tra i 500 ed i 1.500 euro (quando ormai vogliono farci credere che i grandi viaggi puoi farli solo con moto da 20.000 euro!). A presto cari lettori. Ora si va' al memoriale Mamaev Kurgan (sulla battaglia che ha deciso la seconda guerra mondiale ) e poi Astrahan.

Il tracciato del viaggio sino ad oggi



Quando era ormai buio da due ore (contesto poco consigliabile che però, causa forza maggiore, siamo costretti ad affrontare per la terza volta) entriamo finalmente in Volgograd percorrendo non senza fatica gli ultimi 200 km di una strada in completo rifacimento e, quindi, molto poco praticabile. In precedenza ne avevamo percorsi circa 400, prima per tortuose strade di campagna e poi (raggiunta la superstrada Mosca - Rostov sul Don) su scorrevole ma trafficato nastro asfaltato che puntava a sud verso il Mar d'Azov. Per tutto il giorno lo scenario è stato bellissimo, specie quando la campagna coltivata ha lasciato il posto (attraversato con emozione il grande fiume Don e presa la direzione ovest) ad una steppa molto simile alle highlands scozzesi. Le luci più soffuse del tramonto hanno giocato in modo spettacolare su questa tavolozza di colori sfumati ed è stato un vero piacere per noi giramondo, attraversare tanta bellezza sui nostri ronzini a due ruote.