domenica 2 agosto 2026

Ultimi chilometri in Pamir, vera palestra dei nostri viaggi.






Azzurro...il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me...
Sulle note di Celentano, eccovi cosa cova oggi in Murgab, domenica pomeriggio 2 agosto, ore 14.49.
Questa mattina abbiamo fatto gli ultimi km in Pamir; nulla più, a parte i 90 che faremo domattina per raggiungere il Kulma Pass.
Per preservare le moto abbiamo infatti rinunciato alla tappa del pomeriggio, verso una grotta con pitture rupestri.
Non possiamo permetterci anche un solo banale guasto perché domani, e solo domani, ci viene aperta la porta cinese.
Eccoci quindi nella guest house, in un pomeriggio azzurro ed assolato; c'è chi riposa e chi riavvolge il nastro, dolce ma pure malinconico, dei ricordi.
Pamir.
Era il 2010 e nel nostro adesivo, basico ma con rigoroso cammello battriano, queste cime erano una precisa tappa del super impegnativo viaggio, dall'Italia sino alla kazaka Almaty, passando dalla fascinosa Samarcanda.
Una guerra civile, lato uzbeko, ci impedì però nel 2010 l'accesso in quelle misteriose ed inaccessibili vallate narrate da Marco Polo.
Ci riprovammo nel 2012 ma ci bloccò un'altra guerra civile, lato tagiko questa volta.
L'ossessione, che tale era divenuta, si placò solo nel 2013 ed il duro grumo di tutte le fatiche si sciolse in un attimo, quando facemmo lentamente la discesa nello splendido anfiteatro (possiamo dire santuario?) del lago Karakul.
Oltre che un'ossessione splendidamente ripagata, il Pamir è stata anche una dura, durissima, palestra per le nostre tecniche di viaggio, per l'organizzazione di una lunga trasferta extra europea, rigorosamente self made.
Tantissimi i problemi, da quello principale del rientro delle moto, a quello di manutenzione/ricambi,  fino a quello, forse banale ma cmq fondamentale, di come stivare bagagli che viaggeranno con te in moto ma forse, poi, anche in aereo.
Il problema maggiore del rientro mezzi ha avuto, dopo varie delusioni (un container con loschi spedizionieri, oppure una staffetta moto con staffettisti inaffidabili) la soluzione più semplice e paradossale.
Le moto NON rientrano.
Le moto si fermano nella nazione scelta come ultima tappa.
Ebbene, caro carissimo Pamir, ci dispiace davvero lasciarti domani; ci hai insegnato tantissimo.
Tra le tue aride sterrate abbiamo sempre trovato grandissima accoglienza e costante aiuto.
Ci hai offerto panorami unici, lunari, irripetibili.
Ci hai fatto divenire motoviaggiatori adulti; o meglio, il materiale era quello che era ma, con l'applicazione, ne è uscito qualcosa di meno peggio.
La promessa è forse scontata ma è scolpita nel cuore.
Non ti dimenticheremo mai.








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