martedì 18 agosto 2026

Karim al Husayn. L'Aga Khan IV ed il Forte Baltit




 







Quando si era piccoli, metà anni '60, in casa arrivava ogni giorno il Corriere della Sera.
Con la molto sobria frequenza di 5/6 numeri all'anno, iniziò poi ad arrivare qualche rivista; le prendeva la mamma, in copertina c'era scritto "Gente" oppure "Oggi" ed intrigavano, che il bianconero del Corriere veniva un po' a noia, per la presenza di fotografie a colori.
Gli argomenti erano di cronaca leggera e su tutti primeggiavano i resoconti di come si divertivano i ricconi del bel mondo.
Tra i vari attori americani, re europei od esotici, magnati della finanza, due erano di gran lunga in più gettonati 
Il primo era l'avvocato (mai stato tale in realtà) Gianni Agnelli.
L'altro era l'Aga Khan Karim, potentissimo regnante senza regno, dalla ricchezza spropositata, per nascita Principe ed Imam, quindi capo assoluto, di tutti i mussulmani ismailiti.
I due si rincorrevano nel jet set tra New York, la Costa  Azzurra, St. Moritz o la nascente Costa Smeralda.
Brillanti e belli, circondati da belle mogli e da ancor più belle ...affettuose amicizie.
A me affascinava da matti il secondo, di cui si favoleggiava che ogni anno i fedeli sudditi si dessero da fare a riempire d'oro un piatto di una grande bilancia, per pareggiare l'altro, su cui era stato messo a sedere proprio lui, l'Aga Khan.
Io, bambino, sorridevo nel pensarlo seduto, certo con qualche principesco imbarazzo, a cavalcioni sulla bilancia.
Pensavo poi che se la sera prima avesse mangiato un po' di più, magari ci sarebbe stato un aumento del succitato principesco imbarazzo, compensato però da qualche mai inutile manciata di lingottini in sovrappiù, aggiunta a generose badilate dai bravi e volonterosi fedeli.
Dove caspita abitassero gli ismailiti certo non lo sapevo e, a dir la verità, nemmeno me lo chiedevo; li lasciavo quindi soli al duro compito di raccogliere l'oro per l'impegnativa pesata dell'anno dopo.
...segue ...


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